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GIUSEPPE GARIBALDI

 


GaribaldiGenerale e uomo politico, nacque a Nizza nel 1807. A 26 anni entrò a far parte della Giovine Italia, e nel 1834, fallito un moto rivoluzionario contro i sabaudi, fuggì in America Meridionale. Qui, combatté per la libertà di quei popoli e conobbe e sposò Anna Maria Ribeira da Silva (Anita), da cui ebbe tre figli: Menotti, Teresita e Ricciotti. Scoppiata nel 1848 la 1° guerra di indipendenza italiana, Garibaldi accorse in patria e fu a fianco dell'esercito piemontese. Poi si recò a sostenere la Repubblica Romana contro il Papa. Costretto alla fuga dall'esercito francese, Garibaldi andò a Venezia, ma anche qui dovette fuggire e nella zona di Comacchio morì Anita. Nel 1859, allo scoppio della 2° guerra di indipendenza, fu a capo dei "Cacciatori delle Alpi" e nel 1860, alla notizia della rivolta scoppiata a Palermo, organizzò la leggendaria spedizione "dei Mille". I 1089 volontari seguiti, circa un mese dopo da 3500 uomini - tra cui i coniugi lendinaresi Jessie White e Alberto Mario - partirono da Quarto il 5 maggio per sbarcare a Marsala l'11 successivo. In Sicilia ottenne una serie di fulminanti vittorie e a Teano il generale rimise nelle mani del re Vittorio Emanuele le terre liberate. Nel 1862 tentò di liberare Roma dallo Stato Pontificio, ma fu fermato in Aspromonte dall'esercito inviato dal governo italiano che temeva l'intervento di Napoleone III in difesa del Papato. Allo scoppio della 3° guerra di indipendenza, nel 1866, si rimise a disposizione del governo italiano. Conclusasi la campagna militare, in occasione di una visita a Rovigo, nel febbraio del 1867, venne anche a Lendinara, accolto con tutti gli onori dal sindaco di allora, Domenico Marchiori e dagli amici Jessie e Alberto Mario. Nel novembre di questo stesso anno ritentò di liberare Roma ma fu sconfitto a Mentana da un reparto francese.

Nell'ultimo decennio della sua vita, si dedicò attivamente alla politica, in Parlamento (come deputato): repubblicano convinto, massone e anticlericale acceso, tuttavia non tollerò mai azioni violente contro la monarchia o contro il clero. In politica estera fu a fianco delle popolazioni oppresse e fu per un Socialismo solidaristico e umanitario, promuovendo le società operaie di mutuo soccorso: di quella fondata nel 1867 a Lendinara fu il primo presidente onorario.
Morì a Caprera nel 1882.



 
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